Il frutto concesso

Piccoli accorgimenti quotidiani per un consumo responsabile

Ricetta invernale n°1: Branzino all’arancia gennaio 16, 2013

Filed under: Ricette,Salute — elisabettapsi @ 12:32 pm
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Un piatto semplice ma raffinato, salutare ma molto gustoso!

Ingredienti per 4 persone:

  • 4 filetti di branzino: questo pesce proviene solitamente da allevamento, non si hanno quindi sull’ecosistema marino i danni dovuti alla pesca eccessiva.
  • 1 arancia non trattata: le virtù salutari dell’arancia non hanno bisogno di presentazioni; quello che forse pochi sanno è che la maggior parte delle sostanze vitaminiche e aromatiche si trovano nella buccia, e che questa se opportunamente cucinata è perfettamente commestibile. Per questo l’arancia deve provenire da agricoltura biologica, o comunque non aver subito la lucidatura artificiale della buccia, che nulla aggiunge alla qualità del frutto e serve solo a ingannare l’occhio di chi compra.
  • 1 cipolla
  • un pezzetto di burro
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • un po’ di prezzemolo
  • niente sale: il pesce stesso unito a tutti gli altri ingredienti è già buono senza l’aggiunta di sale, rendendo questo piatto particolarmente adatto a chi ha problemi di pressione alta.

Far soffriggere la cipolla tritata con il burro: quasi subito questo sarà assorbito, aggiungere quindi il vino e lasciar cuocere per 10 minuti la sola cipolla.

Lavare i filetti di pesce e unirli alle cipolle.

Grattugiare la buccia dell’arancia sul pesce, poi spremerla (il contrario è poco agevole). Aggiungere adesso in cottura metà del succo.

Cuocere il pesce da entrambi i lati per 10 minuti, infine aggiungere il succo d’arancia restante per l’ultimo minuto di cottura.

A fuoco spento cospargere con il prezzemolo tritato e servire.

Buon appetito!

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Alla (ri)scoperta delle stagioni gennaio 10, 2013

Filed under: Ambiente,Etica,Salute — elisabettapsi @ 7:09 pm
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Sul mercato alimentare dei Paesi ricchi come il nostro (sì, nonostante la crisi siamo un Paese ricco, e lo saremo finché tutti potremo godere di lussi come l’acqua corrente e l’elettricità in casa), è possibile reperire praticamente qualsiasi frutto e ortaggio in ogni stagione.

Ci siamo praticamente dimenticati che in Italia il pomodoro, la melanzana e il peperone maturano solo d’estate, che fragole e ciliegie sono prelibatezze di esclusiva proprietà della primavera, che i cardi e i broccoli danno il meglio di sé in inverno, che gli spinaci e i porri non amano i mesi più caldi e che solo le carote, il sedano, le insalate e le patate sono generosi con noi per tutto l’anno.

Qualsiasi dietologo afferma che variare l’alimentazione è senz’altro salutare. Questo non è del tutto vero, e non lo è per niente se si pensa alla salute di Mamma Terra.

Premesso che nessuno (o quasi) desidera i cardi a Luglio, il problema della stagionalità si pone di solito per i prodotti tipici delle stagioni calde.

Avrete certamente notato la differenza di sapore tra una fragola di Maggio e una di Febbraio: essa è dovuta al fatto che solitamente per produrre frutta e verdura fuori stagione si ricorre all’uso delle serre, riscaldate e illuminate artificialmente. Quando la pianta è forzata a produrre frutto in condizioni inadatte e artificiose, il risultato è di qualità molto inferiore sia nel gusto che nella ricchezza di vitamine e minerali che fanno di frutta e verdura alimenti salutari per eccellenza. Insomma, finiamo per mangiare qualcosa che ha solo l’aspetto del prodotto buonissimo e ricco di benefici che crediamo di avere in mano. Tutto ciò che è rosso, ad esempio, ha bisogno del sole (quello vero, non vale barare) per sintetizzare le sostanze che gli danno le sue qualità anti-invecchiamento.

Le serre, oltre a fornire un prodotto di qualità scadente, sono anche molto dannose per l’ambiente per via delle enormi quantità di energia di cui necessitano per riprodurre un calore e una luce in grado di ingannare il ritmo naturale delle piante.

Un altro modo per ottenere prodotti fuori stagione è importarli dai Paesi più caldi, nelle zone tropicali ed equatoriali. Anche questa pratica danneggia molto l’ambiente, a causa dei forti effetti inquinanti dei mezzi di trasporto usati per i lunghi spostamenti a cui sono sottoposti.

Senza contare che la maggior parte dei Paesi in questione è povera o poverissima, e questo significa anche che i lavoratori sono facilmente vittime di sfruttamento da parte delle grandi industrie agricole, e non godono delle nostre stesse tutele (sì, nonostante la precarietà del nostro mercato del lavoro, saremo fortunati finché non lavoreremo 14 ore al giorno gomito a gomito con un bambino di dieci anni). Questo in molti casi abbassa un po’ il prezzo, ma per pochi centesimi che non paghiamo noi, qualcun altro paga un prezzo incalcolabile. Tutto questo a meno che il prodotto non venga dal commercio equosolidale, realtà su cui ho scritto un altro articolo: https://ilfruttoconcesso.wordpress.com/2013/01/07/il-commercio-equosolidale/

Per amore della nostra salute e dell’unica Terra che abbiamo, facciamo un piccolo sforzo e troviamo sempre il tempo per fare alcune semplici azioni mentre facciamo la spesa:

  • Controlliamo la provenienza geografica: se non è indicata, il venditore non sta rispettando un’importante norma di legge e non merita il nostro denaro.
  • Evitiamo di comprare prodotti che provengono dall’altro capo del mondo.
  • Anche se un prodotto viene dall’Italia o da Paesi vicini, domandiamoci se è di stagione
  • Impariamo ad apprezzare i nostri prodotti preferiti solo nel loro momento migliore: il fatto di non poterli avere sempre e di dover aspettare un po’ li rende ancora più speciali!