Il frutto concesso

Piccoli accorgimenti quotidiani per un consumo responsabile

Ben venga la crisi, quando non è di coppia! Due idee complete per una cena di San Valentino fai-da-te febbraio 11, 2013

Archiviato in: Ricette,Risparmio — elisabettapsi @ 12:07 pm
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San Valentino, si dice, è una festa inventata dai venditori di biglietti augurali. O dai ristoratori… Resta il fatto che, per quanto questa ricorrenza sia soprattutto una moda un po’ frivola, è sempre bellissimo avere una qualsiasi scusa per passare una serata romantica con la persona amata!

Quasi tutti i ristoranti non si lasciano sfuggire l’occasione e propongono per la sera del 14 menu a tema, sicuramente ottimi, ma dai prezzi gonfiati a sproposito!

E poi quella sera tutti i posti saranno affollatissimi, dando luogo a un ambiente poco raccolto e rischiando di allungare un po’ i tempi di attesa tra le portate, quindi di sottrarre tempo al prosieguo della serata, che sia danzante o… piccante.

Niente di tutto questo: se volete passare una serata di San Valentino davvero piacevole e romantica la cosa migliore è cenare a casa!

Lume di candela, musica sentimentale o d’ambiente… e io cosa c’entro in tutto questo? Vi reggo il moccolo? No, vi do qualche consiglio sul menu prima di mettermi ai fornelli anch’io.

Donne: prendetelo per la gola. Uomini: dimostratele che sapete perfino cucinare.

Vi propongo due alternative, una a base di carne e una di pesce, che conciliano bontà, facilità, salute e principi del consumo responsabile… forse con qualche piccolo strappo alle regole, visto che è festa. La presenza di ingredienti non proprio salutari, come gli affettati e il burro, è controbilanciata dall’abbondanza di verdura e di frutta anche nei piatti salati.

Sono assenti prodotti fuori stagione, la maggior parte degli ingredienti è di provenienza italiana e molti di quelli di provenienza estera sono facilmente reperibili nel commercio equosolidale. I prodotti ittici sono di allevamento.

Ecco quindi come preparare un’ottima cena romantica senza essere Master Chef (o Bastard Chef, come direbbe Crozza) e senza rifilare fragole plastificate alla persona amata!

Menu di carne (è ciò che ho fatto per il mio fidanzato l’anno scorso, e lui mi ha sposata!)

Antipasto: Brindisi gustoso

  • 1 filetto di petto di pollo
  • 1 costa di sedano piccola e fresca
  • 1 carota piccola e tenera
  • poco pane raffermo
  • un cucchiaino di curry ( l’ingrediente principale del curry è la curcuma, spezia dalle molte proprietà benefiche, tra cui quella di prevenire la degenerazione neurologica)

Tagliare a pezzi il pollo e lessarlo in poca acqua.

Ammollare il pane nell’acqua di cottura del pollo.

Frullare insieme il pollo e il pane strizzato con il curry.

Pulire e tritare il sedano, pulire e grattugiare la carota con la parte a buchi grossi della grattugia.

In due flute da spumante, alternare strati di sedano, crema di pollo e carota, creando un effetto decorativo con i contrasti di colori. Completare con qualche foglia di sedano infilata in cima.

Primo: risotto fondente

  • 5 pugni di riso Arborio
  • 1 piccola cipolla
  • olive verdi e nere denocciolate
  • 1 mozzarella
  • 50 grammi di provola dolce, affumicata o piccante a seconda che siate amanti teneri, romantici o focosi :-P
  • passata di pomodoro biologica
  • origano secco
  • olio e.v.o. italiano
  • mezzo bicchiere di vino bianco italiano
  • un cucchiaino di preparato per brodo in polvere (è preferibile a quello in dadi per molti motivi, tra cui la maggiore facilità di dosaggio e l’assenza di glutammato)

Tritate finemente la cipolla e fatela soffriggere in poco olio.

Quando comincia a imbiondire aggiungete il riso e continuate a soffriggere mescolando per pochi minuti, dopodiché aggiungete il vino.

Aggiungete 2 bicchieri d’acqua calda, il brodo in polvere, la passata di pomodoro e le olive tagliate a rondelle.

Nel frattempo, tagliate a dadini la provola e la mozzarella, tenendo di quest’ultima due fette larghe e sottili.

Dopo 10 minuti, unite il formaggio a dadini.

Fate cuocere circa 10 minuti ancora, assaggiando per controllare il punto di cottura che preferite e aggiungendo eventualmente altra acqua.

Nel frattempo, tagliate le due fette di mozzarella a forma di cuore, con l’aiuto di uno stampo per biscotti o a mano libera con un coltello.

Quando impiattate il risotto, mettete immediatamente sopra il cuore di mozzarella, che si scioglierà leggermente con il calore.

Secondo: Filetto goloso

  • 2 fette di filetto bovino
  • 8 fette di pancetta
  • 1 mela
  • 6 prugne essiccate
  • mezzo cucchiaino di cannella
  • un pezzettino di burro
  • insalata verde a piacere
  • olio e.v.o italiano
  • aceto balsamico
  • sale

Lavate l’insalata, centrifugatela e tagliatela fine.

Pulite e tagliate la mela a lamelle e le prugne in quarti. Cuocete la frutta per circa 10 minuti con il burro e la cannella in una pentola coperta.

Nel frattempo, avvolgete le fette di carne nella pancetta e cuocetele alla piastra senza l’aggiunta di condimento. Regolate la cottura al sangue, media o ben cotta secondo i gusti vostri e della vostra dolce metà.

Condite l’insalata con olio, aceto balsamico e poco sale.

Componete il piatto con la carne, la frutta sopra e l’insalata a lato.

Dolce: Fonduta di cioccolato (un grande classico, scenico nella presentazione, rivisitato secondo i principi del consumo responsabile)

  • 1 tavoletta di cioccolato fondente equosolidale
  • 1 arancia siciliana
  • 1 banana equosolidale
  • mezzo ananas equosolidale
  • 4 cucchiai di olio d’oliva leggero e poco gustoso

In un grande piatto da portata tondo, disporre gli spicchi d’arancia, le rondelle di banana e i dadini di ananas creando un effetto decorativo a piacere. Riporre in frigo fino al momento di servire per evitare che la frutta si ossidi e assuma un colore sgradevole.

Spezzettare il cioccolato e fonderlo in un pentolino insieme all’olio.

Versare il cioccolato in un apposito fornelletto da fonduta e accendere la candelina sottostante.

La realizzazione dell’intera cena vi richiederà circa un’ora e mezza.

Nessuno di questi piatti si può preparare con larghissimo anticipo, ad esempio il giorno prima. Il risotto in particolare va preparato solo al momento, dovrete quindi cominciare appena prima di sedersi a tavola con l’antipasto.

Per evitare di dare luogo a lunghi tempi di attesa per voi e per la persona del vostro cuore, potete prepararvi già nel pomeriggio la provola e le olive tritate, la frutta cotta, l’insalata tagliata e la carne avvolta nella pancetta, mantenendo tutto in frigo. Vi sconsiglio però di affettare la frutta per la fonduta prima della cena. Per evitare che si ossidi, sarebbe meglio affettarla solo dopo aver mangiato il secondo… in questo modo vi concederete anche una pausa dopo tre laute portate!

Menu di pesce

Antipasto: Cape sante gratinate

  • 4 cape sante
  • 1 spicchio d’aglio (Uno degli alimenti più benefici che il buon Dio ci abbia dato: disinfetta, purifica, previene l’invecchiamento e protegge dai mali di stagione. Per l’odore non preoccupatevi, se lo mangerete entrambi, nessuno dei due lo sentirà più!)
  • un pizzico di sale
  • un pizzico di peperoncino (antiossidante e, pare, afrodisiaco… ma sono sicura che non ne abbiate bisogno!)
  • prezzemolo tritato
  • una manciata di pangrattato
  • olio e.v.o. Italiano

Accendere e preriscaldare il forno a 200 C°.

Lavare le cape sante e asciugarle con carta da cucina.

Condirle con gli ingredienti nell’esatto ordine in cui li ho elencati. L’aglio va spremuto con un apposito attrezzo, o se non lo avete va tritato finissimo.

Cuocerle in forno per 15-20 minuti.

Primo: crespelle al salmone

  • 3 bicchieri di latte
  • 1 bicchiere d’acqua
  • farina di grano saraceno o farina 00 q.b.
  • un pizzico di sale
  • 1 trancio di salmone crudo
  • 1 porro
  • 1 cucchiaio di maizena
  • noce moscata e pepe
  • 50 grammi di grana o parmigiano
  • burro q.b.

Private il porro della radice, della cime verde e dello strato più esterno, lavatelo e tritatelo finemente.

Private il salmone dell’osso centrale, della pelle e possibilmente delle spine e tagliatelo a dadini.

Cuocete il porro e il salmone con un po’ di sale per circa 15 minuti in una pentola antiaderente con il coperchio. Non aggiungete condimento (basterà il grasso del pesce che si scioglierà parzialmente durante la cottura).

In una terrina, versate un bicchiere di latte e un d’acqua con un pizzico di sale e aggiungete farina a poco a poco, sbattendo con una frusta per evitare la formazione di grumi o eventualmente aiutandovi con un frullatore.

L’impasto per le crespelle deve avere una consistenza un po’ più liquida dello yogurt.

Nella pentola antiaderente cuocete 6 crespelle, aggiungendo per ognuna una piccola lamella di burro.

Formate le crespelle riempiendole con il salmone e i porri e arrotolandole. Disponetele in una teglia imburrata.

In un pentolino, scaldate i restanti 2 bicchieri di latte con un pezzetto di burro e un pizzico di sale. Mentre è ancora tiepido, unite la maizena mescolando bene per evitare la formazione di grumi. Dovreste ottenere una besciamella piuttosto densa. Non appena bolle spegnete il fuoco e insaporite con noce moscata e pepe.

Versate la besciamella sopra alle crespelle nella teglia e completate con il parmigiano grattugiato. Gratinate per 10 minuti in forno con la funzione Grill.

Secondo: triglia alla frutta secca

  • 2 filetti di triglia
  • 1 piccola carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 piccola cipolla
  • una manciata di pinoli toscani
  • una manciata di uvetta
  • 4 cucchiai di passata di pomodoro italiana
  • mezzo bicchiere di vino bianco italiano
  • sale, cannella, curcuma e peperoncino
  • un mazzetto di prezzemolo
  • olio e.v.o. italiano

Tritare finemente le verdure e soffriggerle con l’olio per 10 minuti, poi aggiungere la frutta secca, la passata di pomodoro, il sale e le spezie.

Lavare i filetti di pesce e metterli in padella con il soffritto. Bagnare con il vino e cuocere per 15 minuti rigirandoli da entrambi i lati.

A fine cottura cospargere con il prezzemolo tritato.

Dolce: Frittelle rosa

  • un bicchierino di Alchermes (liquore di un rosso carminio squillante)
  • 2 cucchiai di miele italiano
  • un pizzico di sale e uno di bicarbonato di sodio
  • farina q.b.
  • 2 mele renette
  • olio d’oliva leggero e poco gustoso (l’olio d’oliva è quello che meglio sopporta le alte temperature della frittura senza deteriorarsi e creare sostanze cancerogene)

Mescolare il liquore e il miele con il sale.

Aggiungere farina e sbattere con una frusta fino a ottenere una pastella liscia e con la consistenza dello yogurt, aggiungendo eventualmente un po’ d’acqua. Unire per ultimo il bicarbonato.

Lavare le mele con acqua e altro bicarbonato di sodio ed eventualmente, se disponete dell’apposito attrezzo, eliminare il torsolo tutto intero.

Affettare le mele a rondelle (quindi in senso perpendicolare al torsolo) senza sbucciarle.

Immergere le mele nella pastella rosa e friggerle nell’olio d’oliva da entrambi i lati.

Asciugarle su carta da cucina e servirle ben calde.

Se avete poco tempo, magari perché (beati voi) lavorate tutto il pomeriggio, questo menu è più indicato rispetto a quello di carne perché più veloce da realizzare. Potete preparare le crespelle il giorno prima, lasciandole soltanto da gratinare all’ultimo momento.

 

La scoperta dell’acqua calda… che costa meno! gennaio 28, 2013

Archiviato in: Risparmio — elisabettapsi @ 3:51 pm
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Sarà una cosa banale, sarà una cosa che tutti sanno, ma a volte repetita iuvant… a risparmiare un po’ di soldini!

Il costo dell’energia elettrica erogata in casa nostra non è fisso, ma scende notevolmente dopo le 8 di sera e nei festivi.

Consapevole di questo, ho assunto alcune semplici abitudini che limitano i danni degli elettrodomestici più “voraci” di energia sul nostro portafoglio, senza rinunciare alle loro comodità:

- stiro quasi sempre la sera, magari mentre guardiamo un film

- mi faccio doccia e shampoo, e di conseguenza uso il phon, prima di coricarmi. Il senso di rilassamento indotto dal contatto con l’acqua calda facilita anche il sonno.

- più importante, faccio viaggiare la lavatrice e la lavastoviglie sempre di notte (e ovviamente solo a pieno carico… ma questo è scontato… o no?)

- in estate non uso alcun ventilatore: la sensazione di frescura che dà è soltanto fittizia, dovuta al movimento dell’aria. In realtà non solo non raffredda l’ambiente, ma lo riscalda ulteriormente, come fa qualsiasi motore.

Il risultato? Infinitesimo, la bolletta sarà stata la solita mazzata di sempre, direte voi. E invece no! Più di una volta io e mio marito ci siamo visti recapitare, anziché un addebito, un piccolo accredito per aver consumato poco.

Insomma, limitare i consumi non significa necessariamente privarsi di qualcosa, ma soltanto consumare in modo ragionato e intelligente.

 

BRUTTO MA BUONO: lo zucchero di canna integrale gennaio 21, 2013

Archiviato in: Salute — elisabettapsi @ 2:39 pm
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Gli slogan della nostra cultura fintamente salutista, in realtà semplicemente ossessionata dalla magrezza (che è ben diverso) ci hanno abituato a pensare allo zucchero quasi come a una sostanza pericolosa, da cui guardarsi.

Certo, dipende da quale zucchero prendiamo in considerazione! Anche se si tratta sempre di saccarosio, ci sono da sapere alcuni dettagli, che proprio dettagli non sono.

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Lo zucchero bianco subisce una lunga serie di trasformazioni chimiche inutili quando non dannose. Per prima cosa viene depurato con latte di calce, e successivamente pulito dalla calce stessa con anidride carbonica. Ma questo processo serve a “depurarlo” da nient’altro che dalla melassa, ricca di enzimi e sali minerali importanti per la nostra salute!

E non è finita. Nonostante il saccarosio sia di per sé bianco, per eliminare ogni residuo di altre sostanze e ottenere un colore candido lo zucchero va trattato ancora con altre sostanze chimiche, tra cui il velenoso acido solforoso.

Oltre al danno la beffa: per poter essere assimilato, questo zucchero impoverito ha bisogno di sottrarre al nostro corpo proprio quei preziosi enzimi e sali minerali di cui inizialmente era ricco, e che sono stati sacrificati a una questione puramente estetica!

Attenzione però: solo una subdola operazione di marketing, che sfrutta proprio una crescente consapevolezza della gente sulle questioni alimentari, è riuscita a diffondere l’idea che lo zucchero di canna cosiddetto grezzo, per intenderci quello che si trova facilmente anche in bustine al bar, sia più salutare di quello bianco. Ciò è in buona parte falso. Infatti, anche se non è sbiancato, ha comunque subito l’eliminazione chimica della melassa per poter assumere un aspetto cristallino.

Il vero zucchero di canna integrale (in primo piano nella foto) è difficile da reperire, e finora l’ho trovato soltanto nei negozi equosolidali e negli scaffali del supermercato dedicati al commercio equosolidale. Questo tipo di zucchero ha in tutto e per tutto l’aspetto della sabbia umida, ma ha anche una serie di benefici più importanti di un bel colore:

- conserva la melassa con tutti i suoi principi nutritivi, in particolare calcio e potassio

- non essendo saccarosio puro, viene assorbito più lentamente dall’organismo, evitando il picco glicemico che danneggia il metabolismo e il cuore

- non essendo raffinato, non provoca i seppur lievi effetti di dipendenza che secondo molti studi sono indotti da tutti i cibi industriali e molto lavorati

- non consuma energia e acqua in inutili lavorazioni

- ha un sapore più ricco

Insomma, lo zucchero bianco significa più gente malata di cuore e con ossa deboli, e più bambini assuefatti ai dolci e ai cibi industriali: quanti affari per le industrie farmaceutiche e alimentari!
Lo zucchero integrale invece significa un prodotto più salutare per noi e per l’ambiente.

 

Ricetta invernale n°1: Branzino all’arancia gennaio 16, 2013

Archiviato in: Ricette,Salute — elisabettapsi @ 12:32 pm
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Un piatto semplice ma raffinato, salutare ma molto gustoso!

Ingredienti per 4 persone:

  • 4 filetti di branzino: questo pesce proviene solitamente da allevamento, non si hanno quindi sull’ecosistema marino i danni dovuti alla pesca eccessiva.
  • 1 arancia non trattata: le virtù salutari dell’arancia non hanno bisogno di presentazioni; quello che forse pochi sanno è che la maggior parte delle sostanze vitaminiche e aromatiche si trovano nella buccia, e che questa se opportunamente cucinata è perfettamente commestibile. Per questo l’arancia deve provenire da agricoltura biologica, o comunque non aver subito la lucidatura artificiale della buccia, che nulla aggiunge alla qualità del frutto e serve solo a ingannare l’occhio di chi compra.
  • 1 cipolla
  • un pezzetto di burro
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • un po’ di prezzemolo
  • niente sale: il pesce stesso unito a tutti gli altri ingredienti è già buono senza l’aggiunta di sale, rendendo questo piatto particolarmente adatto a chi ha problemi di pressione alta.

Far soffriggere la cipolla tritata con il burro: quasi subito questo sarà assorbito, aggiungere quindi il vino e lasciar cuocere per 10 minuti la sola cipolla.

Lavare i filetti di pesce e unirli alle cipolle.

Grattugiare la buccia dell’arancia sul pesce, poi spremerla (il contrario è poco agevole). Aggiungere adesso in cottura metà del succo.

Cuocere il pesce da entrambi i lati per 10 minuti, infine aggiungere il succo d’arancia restante per l’ultimo minuto di cottura.

A fuoco spento cospargere con il prezzemolo tritato e servire.

Buon appetito!

 

Vegetariana? No, grazie. gennaio 14, 2013

Archiviato in: Ambiente,Etica,Salute — elisabettapsi @ 9:55 am
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Prima di andare avanti con questo blog, ci tengo a precisare la mia posizione su un questione abbastanza spinosa: il consumo di carne e pesce.

Sarò all’antica, ma credo ancora che il salvataggio degli animali dalle nostre tavole possa essere per lo meno rimandato a dopo che avremo salvato le persone dalla fame, dalle guerre, dalle ingiustizie e dalle violenze.

Mangiare carne e pesce fa bene alla nostra salute, ma ovviamente anche qui occorre porci diverse questioni se vogliamo essere consumatori responsabili.

- La carne rossa. L’allevamento bovino è responsabile del 21% delle emissioni di metano, causa di inquinamento e surriscaldamento globale: questa percentuale è la seconda in assoluto e la prima tra le cause legate all’uomo. Inoltre, per nutrire di carne poche persone si impiegano enormi quantità di acqua e di cereali che potrebbero, almeno in via teorica, diventare risorse per molte più persone. Un consumo eccessivo di carne non è nemmeno salutare per noi. In considerazione di tutto ciò, il consumo di carne rossa non dovrebbe superare un pasto alla settimana.

- La carne bianca. L’allevamento di pollame non ha sull’ambiente gli effetti devastanti di quello bovino, ma essendo più piccoli e fragili i polli ricevono, soprattutto nei grandi allevamenti industriali, enormi quantità di farmaci e ormoni che in buona sostanza restano nella carne e passano a noi. Questa assunzione indiretta di un cocktail di sostanze chimiche indiscriminato e non necessario è molto dannoso soprattutto per la salute dei bambini, ed è probabilmente alla base di fenomeni come lo sviluppo di una sorta di mammelle negli adolescenti maschi. Siccome però la carne bianca di per sé è più salutare di quella rossa, si può consumare in uno o due pasti alla settimana, scegliendo però carne proveniente da piccoli allevamenti italiani, o meglio ancora rifornendosi dal vecchio compaesano che ancora oggi alleva polli nel cortile dietro casa.

- Il pesce. Il suo consumo è molto più salutare di quello della carne, per l’elevato contenuto di minerali preziosi e di sostanze in grado di combattere il colesterolo. Andrebbe consumato in uno o due pasti alla settimana, ma anche qui ci sono accorgimenti che andrebbero rispettati. E’ meglio scegliere pesce di allevamento, che non incide quindi sull’ecosistema marino, già in pericolo in tutto il mondo a causa dello sfruttamento eccessivo. Anche i prodotti ittici poi sono soggetti a una sorta di stagionalità, su cui scriverò prossimamente. Vale anche qui, naturalmente, la regola dei chilometri 0, è meglio quindi consumare pesce proveniente dal Mediterraneo o dal Nord Europa.

Insomma, vedete bene che essere consumatori responsabili non significa alzarsi da tavola affamati!

 

Alla (ri)scoperta delle stagioni gennaio 10, 2013

Archiviato in: Ambiente,Etica,Salute — elisabettapsi @ 7:09 pm
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Sul mercato alimentare dei Paesi ricchi come il nostro (sì, nonostante la crisi siamo un Paese ricco, e lo saremo finché tutti potremo godere di lussi come l’acqua corrente e l’elettricità in casa), è possibile reperire praticamente qualsiasi frutto e ortaggio in ogni stagione.

Ci siamo praticamente dimenticati che in Italia il pomodoro, la melanzana e il peperone maturano solo d’estate, che fragole e ciliegie sono prelibatezze di esclusiva proprietà della primavera, che i cardi e i broccoli danno il meglio di sé in inverno, che gli spinaci e i porri non amano i mesi più caldi e che solo le carote, il sedano, le insalate e le patate sono generosi con noi per tutto l’anno.

Qualsiasi dietologo afferma che variare l’alimentazione è senz’altro salutare. Questo non è del tutto vero, e non lo è per niente se si pensa alla salute di Mamma Terra.

Premesso che nessuno (o quasi) desidera i cardi a Luglio, il problema della stagionalità si pone di solito per i prodotti tipici delle stagioni calde.

Avrete certamente notato la differenza di sapore tra una fragola di Maggio e una di Febbraio: essa è dovuta al fatto che solitamente per produrre frutta e verdura fuori stagione si ricorre all’uso delle serre, riscaldate e illuminate artificialmente. Quando la pianta è forzata a produrre frutto in condizioni inadatte e artificiose, il risultato è di qualità molto inferiore sia nel gusto che nella ricchezza di vitamine e minerali che fanno di frutta e verdura alimenti salutari per eccellenza. Insomma, finiamo per mangiare qualcosa che ha solo l’aspetto del prodotto buonissimo e ricco di benefici che crediamo di avere in mano. Tutto ciò che è rosso, ad esempio, ha bisogno del sole (quello vero, non vale barare) per sintetizzare le sostanze che gli danno le sue qualità anti-invecchiamento.

Le serre, oltre a fornire un prodotto di qualità scadente, sono anche molto dannose per l’ambiente per via delle enormi quantità di energia di cui necessitano per riprodurre un calore e una luce in grado di ingannare il ritmo naturale delle piante.

Un altro modo per ottenere prodotti fuori stagione è importarli dai Paesi più caldi, nelle zone tropicali ed equatoriali. Anche questa pratica danneggia molto l’ambiente, a causa dei forti effetti inquinanti dei mezzi di trasporto usati per i lunghi spostamenti a cui sono sottoposti.

Senza contare che la maggior parte dei Paesi in questione è povera o poverissima, e questo significa anche che i lavoratori sono facilmente vittime di sfruttamento da parte delle grandi industrie agricole, e non godono delle nostre stesse tutele (sì, nonostante la precarietà del nostro mercato del lavoro, saremo fortunati finché non lavoreremo 14 ore al giorno gomito a gomito con un bambino di dieci anni). Questo in molti casi abbassa un po’ il prezzo, ma per pochi centesimi che non paghiamo noi, qualcun altro paga un prezzo incalcolabile. Tutto questo a meno che il prodotto non venga dal commercio equosolidale, realtà su cui ho scritto un altro articolo: http://ilfruttoconcesso.wordpress.com/2013/01/07/il-commercio-equosolidale/

Per amore della nostra salute e dell’unica Terra che abbiamo, facciamo un piccolo sforzo e troviamo sempre il tempo per fare alcune semplici azioni mentre facciamo la spesa:

  • Controlliamo la provenienza geografica: se non è indicata, il venditore non sta rispettando un’importante norma di legge e non merita il nostro denaro.
  • Evitiamo di comprare prodotti che provengono dall’altro capo del mondo.
  • Anche se un prodotto viene dall’Italia o da Paesi vicini, domandiamoci se è di stagione
  • Impariamo ad apprezzare i nostri prodotti preferiti solo nel loro momento migliore: il fatto di non poterli avere sempre e di dover aspettare un po’ li rende ancora più speciali!
 

Lo zenzero delle meraviglie gennaio 7, 2013

Archiviato in: Salute — elisabettapsi @ 4:29 pm
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Tra le cose che più facilmente associamo all’inverno ci sono sicuramente dolci speziati, infusi piacevolmente caldi, cene con gli amici… e mali di stagione. A tutte queste cose io associo lo zenzero.

Questa radice, da consumare preferibilmente fresca, non ha solo un sapore delizioso estremamente versatile in cucina, ma ha anche molte proprietà benefiche che ci consentono di riprenderci da mali di piccola entità:

- Lo zenzero è un potente digestivo: per questo potete preparare un liquore a base di zenzero da servire freddo dopo le cene in compagnia o da gustare la sera davanti a un bel film. Il procedimento è molto semplice: basta lavare una grossa radice di zenzero, tagliarla a fettine sottili e metterla in infusione con mezzo litro di alcol puro per liquori per almeno tre settimane in un barattolo ben chiuso, da tenere al buio in un armadietto della cucina. Passato questo tempo bisogna far bollire per qualche minuto un litro d’acqua con 400 grammi di zucchero, lasciar raffreddare e solo dopo unire l’alcol da cui avrete eliminato con un colino i pezzi di zenzero. Potrete ancora usarli una seconda volta in dolci, minestre, risotti o carni: l’alcol evaporerà durante la cottura.

- Lo zenzero contrasta nausea, diarrea e sintomi influenzali. In questi casi, fate bollire per 15 minuti in una tazza d’acqua alcune fettine di zenzero, eventualmente con l’aggiunta di chiodi di garofano, cannella e noce moscata. Dolcificate preferibilmente con miele e bevete tutto ben caldo: ho provato poche cure più gradevoli di questa!

- Secondo studi non ancora definitivi, lo zenzero contribuisce ad alleviare i dolori dell’artrite e ad abbassare nel colesterolo. Sarà vero? Nel dubbio me lo mangio e me lo bevo!

 

 
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